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Quattro briganti, 1898 (codice opera: 873848A)

di Paolo Cappelloni
- versione in dialetto pesarese (due atti)
- Versione in dialetto romanesco (due atti)

(vai al blog)

Nella versione dialettale pesarese ha vinto il
2° premio al 35° Festival di Varano (AN) e premio tecnico della Giuria con la seguente motivazione:
"Per la scrittura drammaturgica originale che ha valorizzato il lavoro attoriale, per il buon utilizzo dello spazio scenico e l'attitudine all'ascolto reciproco da parte degli attori che hanno reso il testo assolutamente credibile"

Presentazione:
Anno 1898, storia di passioni e di briganti. Storia di un piccolo grande prete. Ha grandi speranze, Don Eugenio, e un grande impegno: far crescere la comunità e soprattutto le persone; renderle migliori, far fronte alla miseria con la solidarietà. Non si rassegna alle crescenti ingiustizie, a un governo opprimente, alla fame, alla caduta di ideali e di valori, ma soprattutto non si rassegna a credere che gli uomini possano essere migliori.
Oggi è tutto diverso?

Personaggi
Don Eugenio – Parroco
Sandrone – Sacrestano
Maria - Parrocchiana
Filomena - Parrocchiana
Martina - Parrocchiana
Fosco - Brigante
Orlando - Brigante

Ubaldo (detto Orecchio) - Brigante
Giuditta (la Diavola) - Brigante

"Quatre brigant, Pesaro 1898" ha debuttato nella versione in dialetto pesarese l'8 febbraio 2008 presso il Teatro Accademia di Pesaro con la regia di Danila Merloni.


Sara Roselli: Migliore attrice al Festival di Varano 2009
Migliore regia a Danila Merloni al Festival di Varano 2009

Nella versione in dialetto romanesco è stata rappresentata dall'Ass. Culturale "Sipari d'Oriente" presso il Teatro Elettra di Roma.

Il Cast

Alberto Buccolini  (Don Eugenio)


Alberto Buccolini con Dario Scarpati e Goffredo Marsiliani



da Tempi Dispari - Articolo di Carmine Rubicco


Prosegue l’ottima risposta di pubblico per il Teatro Elettra con la rappresentazione i 4 Briganti, seconda stagione. Prosegue così bene che la compagnia, guidata dal regista e attore Alberto Buccolini, ha deciso di prorogare le repliche dello spettacolo “fino ad esaurimento richieste”. La pièce rappresentata, opera di un autore pesarese contemporaneo, Paolo Cappelloni, accompagna lo spettatore in un viaggio verso l’emancipazione femminile con leggerezza e divertimento, ma non per questo in modo inefficace. Tuttavia non è solo questo l’aspetto trattato. La vicenda narra anche del rapporto tra uomo e religione, dei rapporti umani tout court, delle dinamiche nelle relazioni di coppia, delle priorità che ogni persona si dà nel corso della vita. L’allestimento è egregiamente ottimizzato per lo spazio a disposizione degli attori. Tutto si svolge in una sola stanza, la sacrestia, dove si alternano i diversi personaggi richiamati da una “qualche ricchezza”. Che si tratti di cibo, per la maggior parte, o di ipotetici tesori nascosti “perché i preti le fanno queste cose”, tutti passano da un don Eugenio (Buccolini) sempre pronto a dare una mano. Talmente pronto da non lasciarsi sfuggire l’occasione di cercare di riportare almeno due dei quattro briganti sulla retta via. Talmente pronto che sacrifica tutto il suo pasto offrendolo ora a questo ora a quel bisognoso. Talmente pronto da non essere lui il protagonista effettivo della commedia. Contrariamente a quanto potrebbe apparire, non ruota tutto attorno a don Eugenio. Il prelato è solo la scusa perché le cose accadano, non ne è il motore. È il catalizzatore degli avvenimenti. Colui che rende possibili cambiamenti di rotta. Una sorta di grillo parlante scanzonato e per nulla pedante. Bravi tutti gli attori, preparati e pienamente nei personaggi, cosa che ha conferito passo ottimale allo spettacolo. Inequivocabili e ben integrati i richiami ai grandi del teatro e del cinema italiano della prima metà del secolo scorso così come immediati alcuni siparietti tipici della commedia nostrana. Tirando le somme, in chiusura di sipario, uno spettacolo ben riuscito, con attori di indubbio valore e un copione impegnato quanto basta.



Edizione del 2016