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PROFILO D'AUTORE

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Due mesi così…

due atti di
Paolo Cappelloni

 Personaggi

Cucù       detenuto
Oronzo    detenuto
Primo      agente di custodia

La scena rappresenta una cella con una porta a sinistra che immette su di un corridoio. Sulla parete di fondo c’è una finestra e, a destra, la porticina del gabinetto. Ci sono due letti, un tavolino, due sedie e una piccola libreria contenente diversi libri. Sulla parete a cui è accostato il letto di Cucù ci saranno diversi chiodi.
  
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Primo atto

All'aprirsi del sipario, nella cella c’è Oronzo, sdraiato sul letto, con gli occhi fissi al soffitto. Dopo qualche secondo entra Cucù stracarico di quadri, pacchi, pacchetti, una valigia e una canna da pesca. È accompagnato da Primo, l’agente di custodia, che si ferma sulla porta.

Primo -                Allora siamo tornati.
Cucù -                  (Entrando in cella) Eh sì, ma solo perché sentivo la nostalgia di questo posto! Vedi Primo: ormai è finita l'estate, son cominciate le prime piogge e io mi son detto: mah, sarà meglio star dentro, al caldo!
Primo -                Vorrai dire: “al fresco”.
Cucù -                  Eh! Una volta, si diceva così! Perché non c'erano le comodità di adesso! Tu, Primo, sei vecchio! Sei rimasto ai tempi di Silvio Pellico e dello Spielberg!
Primo -                Chi sono?
Cucù -                  Non conosci Silvio Pellico e lo Spielberg??
Primo -                No.
Cucù -                  Sai perché non li conosci? Perché sei ignorante, Primo! Secondo: perché sei… secondino! Eh eh!... Non l’hai capita?
Primo -                No.
Cucù -                  Eh bè, dovresti passare del tempo qui in cella con me, impareresti un sacco di cose e ti si aprirebbe un po’ la mente!
Primo -                A me non interessa aprire la mente, il mio lavoro è chiudere le porte.
Cucù -                  È vero, il tuo lavoro è quello e non ti interessa altro. Pazienza, contento te…! Allora ci vediamo, tanto io non scappo. (Primo richiude la porta della cella ed esce) Non mi conviene! Chi me lo fa fare! (Rivolto alla cella) Eh, cella mia cella mia, per piccina che tu sia tu mi sembri... (Guarda l'altro detenuto che non si è mosso dalla sua posizione sdraiata) tu mi sembri... scusa, ma non ci siamo già visti da qualche parte?
Oronzo -              (Non lo guarda e non risponde)
Cucù -                  No, mi stavo chiedendo: non ci siamo già visti da qualche parte?
Oronzo -              (Non lo guarda e non risponde)
Cucù -                  Perché sai, capita spesso di incontrare una persona che ti pare di aver già visto da qualche parte anche se non ricordi né dove né quando né in quale circostanza, se triste o piacevole, se vicina o lontana nel tempo. Vero? A te non capita mai?
Oronzo -              (Non lo guarda e non risponde)
Cucù -                  Dì la verità: tu ora stai proprio pensando di avermi già visto da qualche parte!
Oronzo -              (Girando gli occhi e fissandolo con astio) Io sto pensando che mi stai rompendo le palle.
Cucù -                  Ah! Perbacco! Ma sento dall'accento che sei anche tu di qui! Ma guarda te che combinazione! Sai, in questo carcere ci sono parecchi detenuti della città e dei dintorni ma a me son capitati sempre compagni di cella milanesi, veneziani, perugini, napoletani, soprattutto di Roma. No i pezzi grossi, eh! Quelli piccoli! Insomma ho conosciuto gente di tutte le parti d'Italia ma un concittadino mai, porca miseria! Sono contento, toh!
Oronzo -              (Sempre sdraiato) Io, per niente.
Cucù -                  Ah, no? Dovresti essere contento, invece, di poter parlare della nostra città, delle persone che sicuramente conosciamo in comune... non in Comune in Comune, volevo dire che conosciamo tutti e due. Eh?... (Nessuna risposta) Eh sì, sono proprio contento! È come avere qui dentro un angolino della propria città: una stradina, la piazzetta del mercato, il fiume, i nostri bei giardini con la fontana… qualcuno insomma che ha respirato la stessa aria ed ha il mio stesso accento.
Oronzo -              Va' a morire ammazzato te e il tuo stesso accento.
Cucù -                  Eh, no, ti sbagli, mio caro! L’accento e il modo di parlare è anche il tuo! Vedi: per esempio io sono anni che vengo qui e mi capita spesso di avere discussioni con Primo, il secondino, ma lui è del nord e lì la parlata è diversa dalla nostra, così non dà piacere nemmeno mandarlo a quel paese che tanto non capisce! Invece con te... ah, sai che belle conversazioni che faremo, eh?
Oronzo -              (Si alza lentamente e gli si avvicina minaccioso) La smetti per piacere? Io non ho voglia di parlare per niente perciò più starai zitto e più camperai, va bene? (Si rimette sdraiato).
Cucù -                  Va bene, va bene!
Oronzo -              (Fra sé) Mi mancava proprio uno così, a me.
Cucù -                  (Borbotta tra sé mentre mette in ordine le sue cose che erano accatastate in un angolo, compresi i quadri che rimette al loro posto, sui chiodi della parete sopra al letto) Come non detto. Mi scusi tanto! Uno vuole essere gentile con un concittadino... uno che ha calpestato gli stessi ciottoli che hai calpestato tu, invece niente, mi doveva capitare un tarpano del genere! (Lo guarda di sottecchi per vederne la reazione che Oronzo non ha, allora continua e si mette a cantare) Quel mazzolin di fioriiiii (A Oronzo) Scusa... scusa, ti posso chiedere un favore?
Oronzo -              (Tirando un sospiro) Cosa c'è?
Cucù -                  Mi potresti fare la parte del coro?
Oronzo -              Cosa??
Cucù -                  Il coro, quando io dico: "Quel mazzolin di fioriiiii" Tu dovresti dire: "che vien dalla montagnaaaa..." eh?
(Oronzo ha uno scatto e gli si avventa contro, Cucù riesce ad evitarlo, entrambi si rincorrono)
Oronzo -              (Grida) Io t'ammazzo!
Cucù -                  (Grida) M'ammazza! M'ammazza! (Si schiaccia platealmente contro la parete, in piedi sul letto, come Cristo in croce).
Oronzo -              (Gli si avvicina e lo prende per il bavero come se volesse fargli chissà cosa, poi rinuncia e va verso la porta gridando all’agente di custodia) Agente! Porti via questa zanzara da un'altra parte, per favore! È meglio un dente cariato che avere d’intorno una rottura del genere!
Primo -                (Da fuori) Fate silenzio e non rompete!
Oronzo -              (A Cucù) Ha detto che non devi rompere e che devi star zitto!
Cucù -                  (Scendendo dal letto) Io potrò anche parlare meno ma anche tu devi capire che questa è una maniera per tenerci compagnia! Se no come si fa a campare tutti i giorni così, senza scambiarsi una parola, guardandosi in cagnesco come se avessimo ammazzato qualcuno?... Tu non hai ammazzato nessuno, vero? (Oronzo non risponde) Comunque in compagnia passa meglio il tempo, no? Abbi pazienza ma dovrai fare buon viso a cattivo gioco! Non stai peggio quando t'arrabbi? Come si dice…? L’uccellino in gabbia o canta per amor o canta per rabbia!
Oronzo -              L’uccellino in galera, se rompe le palle non arriva fino a notte.
Cucù -                  Guarda che non fa la rima! (Dopo una pausa) Ad ogni modo scusami, sai, ma io sono fatto così! Ti poteva capitare chiunque e andarti peggio! Invece son capitato io!
(Cucù finisce di mettere a posto le sue cose sul tavolo, sotto il letto, sulla libreria, mentre Oronzo si è rimesso sul letto, seduto. Lunga pausa)
Cucù -                  (Appena finito di sistemare le ultime cose si siede anche lui, sul proprio letto) Io mi chiamo Cucù.
Oronzo -              Io no.
Cucù -                  Ah, no? E come ti chiami?
Oronzo -              A te cosa te ne frega?
Cucù -                  Mi frega perché se ti volessi chiamare per qualsiasi cosa come ti dovrei chiamare…? Oh, quell’uomo! È brutto, così!... Dai, dimmi un po’ come ti chiami che non lo dico a nessuno.
Oronzo -              (Sforzandosi di non perdere la pazienza) Mi chiamo Ruggeri Oronzo.
Cucù -                  Oron… Ruggeri! Bel cognome.
Oronzo -              Mm.
Cucù -                  No, no, è veramente un bel cognome. Un cognome leonino che rùggina... che ruggia... insomma che fa il verso del leone. Già! Il mio vero nome sarebbe Libero ma tutti mi chiamano Cucù perché faccio sempre dentro e fuori dentro e fuori come gli uccellini del cucù; dentro e fuori dentro e fuori… solo che io lo faccio con la galera. Il nome Libero non mi si addice per niente. (Oronzo fa una smorfia) Eh eh, fa ridere davvero! Io all'inizio m'arrabbiavo ma poi, col tempo, è diventata un'abitudine, una tradizione, anche perché mi sono accorto che tanto è colpa mia se va a finire sempre così. Ormai mi conosco bene!
Oronzo -              E ancora non ti sei sputato in faccia?
Cucù -                  (Fintamente offeso) Gentile, da parte tua! Ti ringrazio perché se una personcina che incoraggia la gente!
Oronzo -              Te sei un Cucù con qualche rotella che non funziona.
Cucù -                  Riprendendo il discorso: Io dovrei specializzarmi, allora sì...! A quest'ora non sarei qui di sicuro! Invece ogni volta ci sbatto la testa! (Guarda Oronzo di sottecchi) Adesso tu ti chiederai: "Ma cosa fa, Cucù, precisamente?" (Oronzo non risponde)... Oh!
Oronzo -              Cosa c'è?
Cucù -                  Chiedi! “Cosa fa, Cucù, precisamente?”
Oronzo -              (Con riluttanza) Cosa fa, Cucù, precisamente?
Cucù -                  Niente, tento di fare dei prelevamenti nelle case, nelle ville, negli appartamenti, con l'aiuto di Pertica, il mio socio, ma ogni volta c'è qualcosa, come si dice, un imprevisto che m'incastra! (Guarda Oronzo che non reagisce) Chiedimi di farti un esempio…
Oronzo -              (Con riluttanza) Fammi un esempio.
Cucù -                  Ecco: per esempio due anni fa, in una villa, avevo già fatto un bel ripulisti di roba di valore e camminavo piano piano cercando di non ribaltare niente come mi capita spesso, perché i proprietari erano in casa che stavano dormendo, quando ti vedo un bel sofà, tutto di velluto a fiori...
Oronzo -              E come hai fatto a portarlo via?
Cucù -                  Mica l'ho portato via! Mi ci sono sdraiato tutto lungo per goderlo un po'... (Oronzo tace) Chiedimi: “Allora?”
Oronzo -              Allora?
Cucù -                  Allora mi sono addormentato fino al mattino dopo quando è arrivato il padrone di casa con i poliziotti!
Oronzo -              Un bel risveglio!
Cucù -                  Eh! Poi sono arrivati alle sette! Vuoi arrivare ad un'ora più decente? No? M'ero addormentato alle tre di notte! (Guarda Oronzo) Ti sto annoiando, no? Se vuoi te ne racconto un’altra. (Oronzo non risponde) Chi tace acconsente, allora te ne racconto un’altra: l’anno scorso sono capitato in una casa che m'avevano dato per sicura e invece non ti trovo un bell'impianto d'allarme? Chiedimi se è scattato l’allarme!
Oronzo -              È scattato l’allarme?
Cucù -                  No, no, non è scattato perché avevano lasciato una finestra aperta, pensa che stupidi! Non ho dovuto scassinare niente, sono entrato liscio liscio come il burro!... Dai, Oronzo: “Allora?”
Oronzo -              Allora?
Cucù -                  Eh, allora stavo per mettermi al lavoro ma quel sistema d'allarme m'aveva proprio colpito, era un modello sofisticatissimo! Tutto computerizzato! Allora, per curiosità professionale mi son messo a studiarlo e così: fruga lì e fruga là... a un certo punto m'è sembrato che si fossero messe a suonare insieme tutte le campane di tutte le chiese della città col sottofondo di tutte le sirene di ambulanze, pompieri, polizia e carabinieri! Insomma: era scattato l'allarme! Un casino che non ti dico!
Oronzo -              Ti facevo un po' imbecille ma non credevo fino a questo punto!
Cucù -                  Eh, ma tanto dovrò pure imparare qualcosa della nuova tecnologia! Te l'ho detto: quello era un impianto di ultima generazione! Avrà avuto appena un anno.
Oronzo -              E a te quanto t'han dato?
Cucù -                  Un anno giusto giusto. Ma non si sono basati sull'età del sistema d'allarme. È stato un caso. Già… Adesso sarai curioso di sapere perché son tornato dentro! Vero?
Oronzo -              (Sempre cercando di mantenere la pazienza) Perché sei tornato dentro?
Cucù -                  Oh, stavolta ho subìto una vera e propria ingiustizia! Mi hanno fregato con l’astuzia, 'sti delinquenti! È andata così: Era un po’ di tempo che avevo messo gli occhi su una villa con un gran bel giardino tutto intorno, ma siccome la casa era super corazzata e non si poteva entrarci nemmeno col carro armato ho pensato di accontentarmi della roba che c’era in giardino. La prima notte sono andato in perlustrazione e ho visto che c’era un sacco di oggetti interessanti: dei lampioncini, un tavolo con le sedie, tutto di legno, un bell'ombrellone... e poi c’era la mia passione: Le statuine di Biancaneve e dei sette nani!
Oronzo -              Ma non ti dico io...
Cucù -                  Sì lo so, non saranno cose artistiche e di valore ma mi sono sempre piaciuti sin da quando ero piccolo! Allora la prima notte avevo portato via solo l’ombrellone e Cucciolo, ma per la seconda notte m’ero organizzato e sono tornato col furgoncino di mio cognato!
Oronzo -              Una cosa in grande.
Cucù -                  In grande, certamente! Mi sono intrufolato un’altra volta nel giardino e ho cominciato con Gongolo, poi ho preso Dotto, poi... chi era il terzo...?
Oronzo -              E io che ne so?... Brontolo?
Cucù -                  Brontolo! Sì! Poi ho caricato su Eolo, Pisolo... chi manca?
Oronzo -              Mammolo.
Cucù -                  Bravo! Mammolo! Vedo che sei un esperto! Insomma: finito di caricare mi sono avvicinato a Biancaneve! Era sorridente! Bella come una venere bruna! L'ho presa sotto le braccia per tirarla su... (Pausa)
Oronzo -              Allora...?
Cucù -                  Da dietro m'hanno preso in sette!
Oronzo -              I sette nani!
Cucù -                  No! I sette poliziotti! Più Biancaneve che era il Vice Commissario Mirti in uno dei suoi travestimenti!
Oronzo -              Ah!
Cucù -                  Hai capito che razza di teatro avevano messo su solo per me? Ma in fondo non mi dispiace più di tanto perché ormai mi sono affezionato a questo posto. È la mia seconda casa e non devo nemmeno pagarci le tasse sopra! E te?
Oronzo -              (Rimettendosi sdraiato) Io cosa?
Cucù -                  Perché sei qui dentro?
Oronzo -              Lascia stare.
Cucù -                  Perché? Io ti ho raccontato tutta la mia vita e tu ti chiudi come un riccio e non vuoi dirmi nemmeno perché sei qui? Su, coraggio, apriti!
Oronzo -              Zuffa.
Cucù -                  Come?
Oronzo -              Rissa!
Cucù -                  Prego?
Oronzo -              Insomma: ho fatto un macello e ho mandato all'ospedale certa gente che mi rompeva.
Cucù -                  Fischia!
Oronzo -              Io sì che posso fischiare, quei quattro all'ospedale, con i denti rotti, faranno un po' di difficoltà!
Cucù -                  No, no, mi dispiace ma io preferisco essere in galera più per un sistema d'allarme che per una scazzottata, anche perché le prenderei io! Violenza! Violenza! Dove mi giro c'è violenza! No, no, mi dispiace ma non sono d'accordo per niente!
Oronzo -              E a me cosa me ne frega! Ha parlato uno buono! Credi che la gente che vai a derubare sia contenta di essere svaligiata?
Cucù -                  Cosa c'entra? Prima di tutto sono riuscito sempre a portar via poca e di poco valore, prima di tutto, secondo... oh, ognuno ha i suoi difetti. Cosa vuoi farci? (Pausa) Signor Ruggeri... (Oronzo non risponde) Signor Ruggeri Oronzo...
Oronzo -              Adesso cosa c'è?
Cucù -                  Ma perché avresti fatto a cazzotti, con quelli?
Oronzo -              Perché facevano come te.
Cucù -                  In che senso?
Oronzo -              Mi davano il tormento.
Cucù -                  E come?
Oronzo -              Mi dicevano continuamente che non mi dovevo arrabbiare.
Cucù -                  E tu non hai dato retta e hai fatto peggio!
Oronzo -              Vuoi che arrivi una sventola anche a te?
Cucù -                  No, no, per carità! Per carità!
(Cucù prende un quaderno dalla valigia, estrae una penna e si mette a tavolino a scrivere, in silenzio)
Oronzo -              (Si meraviglia dell'improvviso silenzio, si volta e vede Cucù a tavolino) Adesso cosa fai?
Cucù -                  Eh eh, ti eri abituato a sentirmi parlare eh? (Gli mostra il quaderno, sollevandolo) Diario! Io ogni giorno che mi trovo in galera scrivo tutto quello che faccio.
Oronzo -              Sai che romanzo verrà fuori!
Cucù -                  E perché no? (Mettendosi a scrivere) Ora ti prego di non disturbarmi perché mi devo concentrare! (Stupore di Oronzo a questa uscita di Cucù) Caro diario, oggi, 10 settembre 1988, qui fuori dal carcere c'è la fiera di San Nicola e io sono tornato dentro, perciò è tutto regolare: niente di nuovo sotto il sole a parte il mio nuovo compagno di cella che si chiama Ruggeri Oronzo e che è un grande... il resto lo scrivo dopo.
Oronzo -              Eh no! Adesso mi devi dire cosa scrivi su di me!
Cucù -                  E a te cosa importa? Un diario è una cosa privata!
Oronzo -              (Grida) E io lo voglio sapere lo stesso!
Cucù -                  Ecco, ecco, vedi la violenza e la prepotenza che vengono fuori? Vergognati! (Pausa) E va bene, continuerò. (Si rimette a scrivere)... che si chiama Ruggeri Oronzo e che è un grande pezzo d'uomo e una brava persona anche se è un po' orso e delle volte un po' prepotente. (A Oronzo) Eh, questo lo devi ammettere!
Oronzo -              Va' avanti.
Cucù -                  (Con enfasi) Ma poi, chi sono io per giudicare Ruggeri Oronzo? (Oronzo si tappa la bocca. Cucù si volta verso Oronzo) Prego?
Oronzo -              Chi ha fiatato?
Cucù -                  (Continua a scrivere) Comunque mi pare di avvertire già un certo tentativo di apertura nei miei confronti e questa è una buona cosa che mi fa sperare bene. Non è bello quando le persone migliorano il proprio carattere? Ad ogni modo la vacanza che mi aspetta sarà di anni uno e quella del mio compagno sarà di...(A Oronzo) di...?
Oronzo -              Due mesi.
Cucù -                  E t'han messo dentro solo per due mesi?
Oronzo -              Sì, perché c'era stato un precedente di altri quattro che erano finiti sempre nello stesso ospedale.
Cucù -                  Con lo stesso problema?
Oronzo -              Sì.
Cucù -                  Comunque... (Scrive) Due mesi. (Chiude il diario) Due mesi passano in fretta, non farai in tempo nemmeno a contare le sbarre nelle celle di questo raggio ma forse noi faremo in tempo a diventare amici!
Oronzo -              (Ironico) E come no!
Cucù -                  Sai che anche io, secondo il codice, avrei dovuto fare solo qualche mese ma sai, dopo c'è la cediri... la revidi... recividi... 'sta parola non riesco mai a dirla... insomma ho avuto una ricaduta e perciò m'han dato qualche mese in più come premio fedeltà! (Oronzo sorride) Bravo! Oooh! Vedi che sai anche ridere? Cos'è sempre quel grugno?!
Oronzo -              Ho capito che con te uno si deve solo rassegnare se non vuol finire all'ergastolo.
Cucù -                  Signor Oronzo, la facevo più ignorante, invece c'è una certa sensibilità in quel cervello da orangotango. Eh, a volte mi ricordo i racconti di mio padre buonanima! Perché io ho ereditato, sia pure indegnamente, il suo mestiere, e anche lui faceva spesso dentro e fuori.
Oronzo -              Chiamavano Cucù anche lui?
Cucù -                  No, no, lui lo chiamavano Fregoli.
Oronzo -              Perché, si travestiva?
Cucù -                  No, perché fregava tutti. "Vai sul sicuro, figlio mio! Non t'azzardare nei posti che non conosci! Vai, prendi e fuggi"... mi diceva sempre. Eh! Sembra facile...! Pensa che lui è morto in galera ormai vecchio e l'ultimo colpo l'aveva fatto all'ospizio dove aveva prelevato le dentiere a tutta la camerata. Chissà a chi le voleva rivendere poi?
Oronzo -              Il tuo socio, invece?
Cucù -                  Pertica? Io non capisco perché non ci mettono mai insieme! Siamo della stessa città, lavoriamo insieme eppure ci mettono sempre in celle separate! Questi sono i misteri della giustizia. Oppure è quel testa di cavolo di Primo che gira e mista riesce sempre a metterci uno da una parte e uno dall'altra per farmi dispetto!
Oronzo -              Ma chi è?
Cucù -                  Come, chi è? Il grande Pertica! Quello che mi fa da palo mentre io lavoro!
Oronzo -              E perché si chiama così?
Cucù -                  Perché sul lavoro, quando fa il "palo", sta dritto impalato come una pertica. Solo che tutte le volte che prendono me, regolarmente prendono anche lui perché ormai sanno che lavoriamo insieme e che lui m'aspetta di sotto.
Oronzo -              Potresti cambiarlo.
Cucù -                  Cambiare Pertica? No! Perché? È tanto che lavora con me! Sarebbe come fargli uno sgarbo. Sarebbe come licenziare uno dopo tanti anni di lavoro, poveretto!
Oronzo -              (Ironico) S'offenderebbe.
Cucù -                  Sicuramente! Ormai è affezionato anche lui a questo ambiente. Sarebbe come privarlo d'una buona abitudine e alla sua età gli farebbe male.
Oronzo -              (Si alza) Io vado al cesso. Vedi di non rompere.(Esce).
Cucù -                  Stai tranquillo, io rispetto i bisogni degli altri. Poi sono abituato a muovermi in modo da non disturbare nessuno. (Si siede al tavolino e tenta di aprirne il cassetto senza riuscirvi.) Ma cos'ha, 'sto cassetto? Guarda che non si apre! Quando sono venuto via l'ultima volta l'ho lasciato aperto! Questo è quel testa di cavolo di Primo che me l'ha chiuso a chiave! Ma adesso lo frego io! (Si guarda intorno in cerca di qualcosa, va a rovistare nella sua valigia e vi trova un piccolo filo di ferro che piega adattandolo alla serratura del cassetto) (Maneggiando nella serratura) Ecco, prendi questa, Primo, così impari a fare gli scherzetti a Cucù! (Maneggia ancora senza alcun risultato) Ma come cavolo l'ha chiuso, 'sto cassetto? Col piombo? Dentro c'è tutta la mia roba per dipingere! (Continua nel suo tentativo) Non c'è niente da fare, mica si vuole aprire, 'sto assassino! Si sarà incastrato!
(Oronzo esce, si avvicina al tavolo, lo guarda, gli batte un pugno sopra e apre facilmente il cassetto con una mano sotto lo sguardo allibito di Cucù).
Oronzo -              Ecco, signor scassinatore.
Cucù -                  Ti dovrò assumere come socio! (Si rimette a tavolino ed estrae dal cassetto una piccola tela, matita e colori) Questa volta farò un quadro astratto, tutto per traverso!
Oronzo -              Proprio come piacerebbe a me ridurre la faccia tua.
Cucù -                  Ogni tanto riaffiora la tua grazia, eh? Questa, per esempio, è stata una cattiveria gratuita.
Oronzo -              (Pentendosi di quel che ha detto) ‘usa...
Cucù -                  Come?
Oronzo -              (Grida) Ho detto "scusa"! Va bene?
Cucù -                  Prego. (Riprende a dipingere) Sto dipingendo.
Oronzo -              Lo vedo.
Cucù -                  E sai come s'intitolerà questo quadro?
Oronzo -              "Sono una rottura di palle".
Cucù -                  Sbagliato. S'intitolerà: "Due mesi con te, ovverosia con Ruggeri Oronzo"
Oronzo -              E cosa rappresenterebbe?
Cucù -                  Vorrei far capire il contrasto tra la mia sensibilità e la mia delicatezza innate e la tua grettezza e i tuoi modi da bifolco. Perciò davanti farò un albero con dei fiorellini gentili, che sarei io, e sullo sfondo dei nuvoloni neri che minacciano tempesta che saresti tu. Ti piace?
Oronzo -              Sì.
Cucù -                  Sono contento che apprezzi i simbolismi.
Oronzo -              Ti do solo ragione come ai matti. (Guarda i libri della libreria) Di chi sono tutti 'sti libri?
Cucù -                  Miei.
Oronzo -              Ma un po’ ce n'erano anche prima del tuo arrivo!
Cucù -                  Bè? Li lascio sempre qui per quando ritorno. Ma ancora non hai capito che questa è casa mia?
Oronzo -              Ma te… chi sei?
Cucù -                  Io? Sono semplicemente una persona curiosa.
Oronzo -              Curiosa di cosa?
Cucù -                  Di tutto! Vedi, Oronzo, io purtroppo non sono mai andato a scuola ma grazie alla mia curiosità sono riuscito a imparare un sacco di cose.
Oronzo -              E io chi sono?
Cucù -                  Ruggeri Oronzo! Cioè un ospite che io cerco di far stare il meglio possibile.
Oronzo -              Ah, grazie.
Cucù -                  Prego. E se tu collabori te ne faccio anche leggere qualcuno (Indicando i libri) Ho romanzi e commedie di autori italiani, inglesi, francesi, tedeschi. americani... così passo il tempo e, come ti ho già detto, m'istruisco.
Oronzo -              Pensa un po’: l’ultima volta che ho letto un libro sarà trent'anni fa. Non ricordo nemmeno più cos'era.
Cucù -                  Me lo immagino. Apposta sei così ignorante e manesco!
Oronzo -              Te, invece, mi sa che ti sei rincoglionito del tutto. Solamente uno come te poteva venire in galera con una canna da pesca. Hai intenzione di andare a scorfani?
Cucù -                  Si vede che non sei del giro! L'ho portata semplicemente perché se la lascio a casa me la fanno fuori. Sto in un quartierino... il più onesto sono io!
Oronzo -              (Cambia discorso) Non si mangia in questa casa di reclusione?
Cucù -                  Come no. Io, oggi, ho le penne all'arrabbiata. Se vuoi favorire...
Oronzo -              Non mi piacciono le penne all'arrabbiata... mi fanno incazzare.
Cucù -                  Allora arrangiati. Io ho solo quelle, per oggi.
Oronzo -              Io preferisco gli spaghetti.
Cucù -                  Allora cuociti gli spaghetti. Li hai?
Oronzo -              Sì.
Cucù -                  Bè, dalli a me che li metto insieme alle mie penne.
Oronzo -              Poi come faccio a prendere i miei spaghetti in mezzo alle tue penne?
Cucù -                  Bè, gli spaghetti sono lunghi! Li tiri su col risucchio!
Oronzo -              E… hai anche il caffè?
Cucù -                  Certamente!
Oronzo -              Il digestivo…?
Cucù -                  Sì! Non ti preoccupare
Oronzo -              Ma, si possono tenere i liquori, qui?
Cucù -                  Eh! Quante ne vai cercando! Certo! Cavolo! C'è la libertà??
Oronzo -              Mica tanto!
Cucù -                  Tu dai retta a me e vedrai che questi due mesi non li scorderai tanto facilmente.
Oronzo -              Questo è poco ma sicuro!
Cucù -                  Cosa c'era, dell'ironia, in quel "sicuro"? (Prende una bottiglia di whisky e due bicchieri)
Oronzo -              Te cosa dici?
Cucù -                  Dico che troppo c'è, da lavorare, con te. Gradisci un goccio di whisky? (Porge un bicchiere a Oronzo) Eh, caro Ruggeri Oronzo! Cos'è mai la vita? Cosa siamo noi? (Beve)
Oronzo -              Boh! (Beve)
Cucù -                  Già! Queste sono le grandi incognite! Ma io mi chiedo soprattutto: cosa facciamo, noi, qui, in questo mondo? Questi sono i grandi punti interrogativi che l'uomo si pone continuamente! (Beve)
Oronzo -              Già. (Beve)
Cucù -                  E io, in questo preciso momento, in questo posto preciso, voglio rispondere a tutte queste questioni che assillano l'umanità, anche se ho come unico spettatore il qui presente Ruggeri Oronzo! (Beve) Dunque!: La vita... (A Oronzo) Stammi bene a sentire! La vita è come... come un pezzo di argilla che si da ai bambini per giocarci, e noi, come i bambini, possiamo farci quello che vogliamo: gli possiamo dare qualsiasi forma, così essa può diventare un'opera d'arte... (Oronzo beve e se ne versa un altro po’) può diventare una scultura astratta che non si capisce dove comincia né dove finisce, la possiamo schiacciare, buttarla via, farla diventare una palla...
Oronzo -              In che senso?
Cucù -                  In tutti i sensi! (Beve) La possiamo allungare, accorciare... Perché l’argilla è la nostra!!
Oronzo -              (Esaltato dalle parole di Cucù e dal whisky) E guai a chi ce la tocca!
Cucù -                  Bravo!
Oronzo -              Grazie!
Cucù -                  Un brindisi alla creta! Cioè alla vita! (Bevono)
Oronzo -              (Leggermente ebbro come Cucù) E secondo te… io chi sono?
Cucù -                  Ecco un altro interrogativo che assilla l'umanità! (Rivolto a Oronzo) Tu sei un po'... Oronzo e un po' parte dell'universo intero! E nella tua indiladua... invilidua... alinduavil... nella tua in-di-vi-dua-lità sei come... come un granello di sabbia in un pugno di rena! Ma in fondo rimarrai sempre tu, Oronzo!
Oronzo -              Mi sembra giusto.
Cucù -                  Certo! Ma in generale, noi non siamo altro che i padroni di sto pezzo di argilla che ci hanno regalato e che dobbiamo tenere da conto il più possibile!
Oronzo -              Mi pare giusto!
Cucù -                  Grazie!
Oronzo -              Prego!
Cucù -                  Cin cin!
Oronzo -              Cin cin! (Bevono)
Cucù -                  E veniamo all’ultimo pressante interrogativo: Cosa facciamo noi qui?
Oronzo -              I deficienti!
(Entrambi, ormai ubriachi, si piegano dalle risate)
Cucù -                  (A Oronzo che è ancora piegato in due) Domani voglio preparare un piatto nuovo: (Ride) Maccheroni e lasagne.
Oronzo -              Maccheroni e lasagne? E cosa viene fuori?
Cucù -                  Un piatto di magagne! (Ride insieme a Oronzo, quindi si affaccia alla porta della cella e chiede all’agente) Primo!
Primo -                (Da fuori) Oh!
Cucù -                  Primo, cosa ci dai per secondo? (Entrambi ridono a crepapelle mentre il sipario si chiude).

Fine del primo atto
  
Secondo atto

Sono passati due mesi, è quindi l'ultimo giorno di detenzione per Oronzo. Nella cella non ci saranno grandi cambiamenti, a parte un maggiore ordine delle cose di Cucù e la valigia di Oronzo aperta sul letto. All'aprirsi del sipario Cucù è al tavolo, intento a scrivere il suo diario e Oronzo non c'è perché è stato chiamato dal direttore del carcere.

Cucù -                  9 Novembre 1988. Caro diario…
Primo -                (Si affaccia alla porta della cella) Cucù…
Cucù -                  (Girandosi verso di lui) Sèttete!
Primo -                Non fare lo scemo come sempre! Volevo avvisarti che il tuo amico sta per uscire.
Cucù -                  Lo so, allora?
Primo -                Allora adesso non potrai più rompere le scatole a nessuno.
Cucù -                  Chissà! Può sempre arrivare qualche nuovo inquilino.
Primo -                E prima o poi qualcuno te le darà di santa ragione.
Cucù -                  Caro Primo, sei senza speranza! Non vedi che sei tu ad essere dietro alle sbarre? Evadi un po’… evadi! Ma adesso lasciami concentrare che ho da fare.
Primo -                Mah! (Esce)
Cucù -                  (Riprende a scrivere) Caro diario: oggi Oronzo se ne va e devo dire francamente che mi dispiace molto perché non è più quel rustico, selvaggio individuo manesco che ho conosciuto due mesi fa; si è incivilito, anche se a volte ha delle ricadute sia pur di breve durata; si può dire che il paziente lavoro che ho svolto su di lui ha sortito i suoi effetti. Comunque l'ho fatto prima di tutto per me, perché so, per esperienza, che vivere in una cella con una persona ostile, cioè grezza, tarpana e senza un minimo di immaginazione è il peggio che possa capitare. Sono proprio contento del risultato raggiunto...
Oronzo -              (Entra) Cosa scrivi, minchione!
Cucù -                  ... a parte le succitate ricadute di stile. (Ad Oronzo, chiudendo il diario) Sto scrivendo il diario di bordo. A te com’è andata?
Oronzo -              Bene, ho avuto i saluti dal direttore.
Cucù -                  E cosa t'ha detto Antonio?
Oronzo -              Chi è Antonio?
Cucù -                  Il direttore! Lo chiamo così per con lui sono ormai culo e camicia. Allora cosa t’ha detto?
Oronzo -              Che non devo menare più nessuno.
Cucù -                  Mi sembra un consiglio buono, allora hai capito che non si deve menar le mani? Perché tu sei forte e robusto ma ti può sempre capitare davanti qualcuno più forte e robusto di te!
Oronzo -              È molto difficile ma potrebbe capitare.
Cucù -                  E tu, insomma, cosa gli hai risposto?
Oronzo -              Gli ho risposto che può stare tranquillo perché dopo due mesi con te ho imparato la sopportazione.
Cucù -                  Gli hai parlato di me. Bene, bene! Mi sembra giusto. Ad ogni modo... son già passati i tuoi due mesi! Hai visto, Oronzo, come sono passati in fretta? Sembra ieri, vero?
Oronzo -              Già, e devo ammettere che a qualcosa mi son serviti perché con te ho penso di aver imparato qualcosa. Mi hai insegnato a vedere le cose in maniera… in maniera…
Cucù -                  … diversa.
Oronzo -              Sì, diversa.
Cucù -                  Ne sono contento, ma l'ho fatto anche per me, cosa credi? Se io non facessi così mi sentirei perso, come legato, prigioniero di me stesso. Capisci cosa voglio dire?
Oronzo -              Adesso sì, un po’ lo capisco.
Cucù -                  E quante cose abbiamo fatto insieme, eh? Siamo stati rinchiusi qui dentro ma tu hai imparato ad usare la fantasia e con quella abbiamo potuto girare tutto il mondo e nello stesso tempo abbiamo viaggiato un po’ anche dentro noi stessi!
Oronzo -              Già.
Cucù -                  (Ridendo tra sé) Sono riuscito anche a farti cantare con me, ricordi i cori che abbiamo fatto??
Oronzo -              Non ci avrei mai creduto!
Cucù -                  (Canta) Quando saremo fora fora della Valsuganaaaaaa…
Oronzo -              (C.s.) Quando saremo fora fora della Valsuganaaaaaa…
Cucù -                  (C.s.) Anderem trovar la mammaaaaaa
Cucù e
Oronzo -              (Cantano insieme) Per saper... saper come la staaaaaaaaaa...
Primo -                (Da fuori) Silenzio!
Cucù -                  (Ad alta voce, rivolto a Primo) Se no cosa fai, ci mandi fuori?
Oronzo -              Porca miseria ladra! Se non dovessi andare via…
Cucù -                  Cosa faresti?
Oronzo -              Bè… starei volentieri un altro po' qui con te!
Cucù -                  Oh, ma non ci vuol molto! Basta dare un calcio in uno stinco a Primo! Lesioni a pubblico ufficiale! No, sto scherzando! Quello o l'ammazzi del tutto... se no non vale la pena! Comunque con me puoi star sicuro che anche il prossimo anno mi ritroverai qui.
Oronzo -              Secondo me te non rubi per arricchirti ma per venire qui dentro!
Cucù -                  Forse hai ragione. Fin da bambino venivo sempre qui a trovare mio padre ed ero convinto che questa fosse casa sua, perciò mi son sempre sentito come in famiglia, fra queste mura.
Oronzo -              Bella famiglia!
Cucù -                  Già. (Con tono di rimprovero) Sei tu che non dovresti essere più messo dentro perché mandi la gente all'ospedale! Questo no! Se proprio volessi… potresti fare qualche lavoretto con me e con Pertica ma è meglio se lasci perdere, tu non sei portato per questo tipo di vita. In caso potrai venire a trovarmi in parlatorio.
Oronzo -              Mah! Vedremo. Allora, oggi è un giorno particolare, cos’hai scritto nel tuo diario?
Cucù -                  Ho scritto alcune mie impressioni, e quando esco da qui ho intenzione di andare a sentire se qualcuno me lo pubblica, perché dovrebbe venir fuori un libro con dei bei racconti sulla vita del carcere, vista a modo mio, s'intende.
Oronzo -              E che titolo gli metterai?
Cucù -                  "Qualcuno volò sul nido di Cucù"!
Oronzo -              Bel titolo! E il nido quale sarebbe?
Cucù -                  (Indica la cella) Questo, questo è il mio nido! Tu, però, ancora non mi hai detto cos'hai intenzione di fare una volta uscito da qui.
Oronzo -              Mah, qualcosa rimedierò. Continuerò come prima a fare dei lavoretti un po' qua e un po' là, dove capita.
Cucù -                  Sai, Oronzo: anche a me era venuta una mezza intenzione di cambiare mestiere, di cambiare vita.
Oronzo -              E perché non lo fai?
Cucù -                  Perché non so fare niente! Cosa vuoi che faccia?
Oronzo -              Come, "cosa vuoi che faccia"? Possiamo fare qualcosa insieme!
Cucù -                  Ma io sono abituato a questo tipo di vita, ormai. In tutti questi anni sono stato più dentro che fuori!
Oronzo -              Cosa c'entra? Troverai un lavoro al chiuso!
Cucù -                  Sì, mi potrebbe andar bene qualcosa con le sbarre. Il guardiano dello zoo!
Oronzo -              Sarebbe un’idea.
Cucù -                  Mah, ci penserò. In caso te lo farò sapere perché allora mi dovresti insegnare tu qualcosa: a lavorare di giorno, a parlare con la gente di fuori, a stare nel baccano della vita. "Il baccano della vita"! Bella immagine! Me la devo segnare.
Oronzo -              Oh, non ti preoccupare, ti aiuterò io.
Cucù -                  A segnarla?
Oronzo -              No, a frequentare la vita di tutti i giorni.
Cucù -                  E poi, se decidessi davvero di smettere, Pertica cosa farebbe? Non avrebbe altra soluzione che raggiungere suo figlio a Milano.
Oronzo -              Cosa fa suo figlio?
Cucù -                  Indovina…
Oronzo -              Il ladro!
Cucù -                  Sì, loro sono una famiglia tradizionalista!
Oronzo -              E cosa dice, suo figlio, si rimedia, a Milano, si rimedia?
Cucù -                  Accidenti! L'ha chiamato tante volte per avere una mano! Perché là girano i soldi grossi! Poi c'è la facilitazione della nebbia: Prendi, scappi e buona notte ai suonatori!
Oronzo -              E tu ci andresti?
Cucù -                  No, no! Per carità! Io non ci andrei mai, lassù fa troppo freddo! Troppa nebbia! Poi i milanesi che ho conosciuto qui dentro non mi son piaciuti un gran ché. Si fanno tanto grandi per via del Duomo! Cavolo, sembra che ce l'abbiano solo loro! Perché, noi non l'abbiamo, il Duomo?
Oronzo -              L'abbiamo sì!
Cucù -                  Se è per questo abbiamo anche la Madonna delle Grazie! Dicono: “Ma noi abbiamo la Galleria!” E noi abbiamo le Logge del Corso! Loro hanno il panettone di Natale e noi la torta di Pasqua!
Oronzo -              Insomma vuoi restare qui.
Cucù -                  Sì, sì, è molto meglio! A proposito! Ieri m’è venuta l’ispirazione e t'ho scritto una poesia di commiato. (Estrae un foglietto)
Oronzo -              Ti sei messo a scrivere anche le poesie, adesso?
Cucù -                  No, ma questa mi è venuta spontanea dal profondo. Ascolta: Dedicato al mio amico Ruggeri Oronzo, dirò: "Uno sforzo per te"
Oronzo -              Chissà dove sarai andato a prendere l'ispirazione.
Cucù -                  (Declama) Oh, Oronzo!
Oronzo -              Cosa c’è?
Cucù -                  Niente, è la poesia che comincia così!
Oronzo -              Ah.
Cucù -                         Oh, Oronzo!
Uomo fiero!
Che da quando sei arrivato
tu mi hai un poco imbarazzato
perché subito ho pensato
ch'eri un gran maleducato.
Ma col tempo poi ho imparato
che non eri un disgraziato
e così dal mese scorso
mi son messo a far ‘sto sforzo
per poter mettere in rima
tutta quanta la mia stima,
l'amicizia ed altro che
provo ora io per te.
Mi son messo giù a sedere
ma al principio non veniva.
Quando ormai ero rassegnato
(quasi avevo rinunciato)
ho sentito un non so ché:
ed è uscita sta poesia che io dedico per te:
non è bella ma ispirata
è davvero...
Oronzo -              Una cagata!
Cucù -                  (Risentito) A te dedicata!
Oronzo -              (Ridendo) Ma smettila, Dante Alighieri!
Cucù -                  Dovrebbero stamparmela, una poesia così.
Oronzo -              (Scherzando) Sì, in fronte!
Cucù -                  (C.s.) Ma va' in galera!
Oronzo -              Certo che qui è pesante ma anche fuori è dura parecchio!
Cucù -                  Ma dappertutto, caro Oronzo, si può stare bene o male; tutto dipende da come stai dentro di te.
Oronzo -              Adesso come adesso mi sento un po' di imbarazzo di stomaco.
Cucù -                  Saranno i fagioli di ieri sera. Ma io intendevo dire: dentro la testa tua, nel tuo cervello, che può essere chiuso come una prigione oppure aperto come una finestra spalancata sulla fantasia che ora ti chiedo di usare come ti ho insegnato io, perché, vedi, Oronzo, (Luce gialla, intensa, che lentamente si attenua diventando una luce notturna, rischiarata dalla luna) noi, nel senso di tutta l'umanità globale, è come se stessimo vagando in un deserto alla ricerca d'una oasi che ci possa dissetare e darci un punto sicuro di riferimento, che cioè ci dia benessere e ci faccia capire qual è il nostro posto nel mondo. Hai capito, Oronzo?
Oronzo -              Qualcosa ho raccolto.
Cucù -                  (Prende Oronzo sotto braccio) Allora immagina una spiaggia lunga, lunga, sconfinata, fatta di dune, di avvallamenti fino in fondo in fondo all'orizzonte... e noi, (Cucù fa accovacciare Oronzo) anche se siamo stanchi morti, dobbiamo continuare imperterriti a cercare l'oasi. (Cucù induce Oronzo a strisciare con lui) Ma finora c'è solamente sabbia e sole, sabbia e sole, sole e sabbia.
Oronzo -              Nemmeno un ombrellone?
Cucù -                  Niente di niente.
Oronzo -              E quando finirà, sto deserto del cavolo?
Cucù -                  Abbi pazienza! Prima o poi troveremo un posto per ristorarci, un'oasi con le palme, le noci di cocco, i datteri, le odalische...
Oronzo -              E cosa me ne faccio, dei fiori, me li mangio?
Cucù -                  Le odalische! Oronzo! Non le orchidee! Le odalische sono delle donne!
Oronzo -              Ah! Allora sì! E cosa fanno?
Cucù -                  Le odalische, caro il mio ignorantone, fanno la danza del ventre!
Oronzo -              Hanno i dolori anche loro?
Cucù -                  Lasciamo perdere, va'. Tanto con te è inutile ragionare! Comunque ringrazia che non abbiamo incontrato qualche bestia feroce o qualche serpente.
Oronzo -              Ma siamo nel deserto! Vorrà dire che non c'è nessuno! Se no non si chiamava deserto.
Cucù -                  E come si chiamava?
Oronzo -              Mah... Cequalcuno!
Cucù -                  Sarà la stanchezza ma le stai sparando grosse eh?
Oronzo -              Io dovrei andare al cesso.
Cucù -                  E che cavolo! Qui non ci sono mica i cessi! Siamo nel deserto!
Oronzo -              Magari uno di quelli alla "turca"... eh, trovandoci da queste parti...!
Cucù -                  Non sprecare il fiato, dai. (È ormai notte, Cucù si alza guardando in lontananza) Guarda laggiù! Una montagna!
Oronzo -              Sarà uno dei tuoi miraggi, ieri hai visto Montecitorio, stamattina hai visto lo stadio di San Siro, adesso una montagna!
Cucù -                  Ma perché mi barbugliava la vista! Adesso invece vedo tanto chiaro, anche s'è notte!
Oronzo -              Proviamo ad avvicinarci, tanto ormai abbiamo fatto trenta! (Arrivano ai piedi del tavolo) Poi è una vita che camminiamo, che speriamo di arrivare ad un qualcosa.
Cucù -                  Guarda! guarda! La montagna ha coperto la luna, vuol dire che la luna è vera!
Oronzo -              Può essere un miraggio anche la luna!
Cucù -                  Te la vuoi andare a prendere dove dico io, anche te?
Oronzo -              Io mi domando e dico perché mi sono deciso a venire con te?! Camminavo tanto bene per conto mio in cerca di 'sto cavolo di oasi!
Cucù -                  Fai sempre in tempo a cambiare strada.
Oronzo -              Se qui ci fossero strade, sì!
Cucù -                  (Mettendo due sedie, una vicina all'altra, sopra il tavolo) Guarda! guarda! Siamo nei piedi della montagna!
Oronzo -              Speriamo che non puzzino.
Cucù -                  E c'è anche una sorgente!
Oronzo -              Io non voglio la sorgente, voglio l'oasi completa!
Cucù -                  Intanto accontentiamoci di questo. (Va sotto al tavolino e finge di bere ad una sorgente) Vieni qui che è buona.
Oronzo -              Com'è, naturale o gasata?
Cucù -                  Un'altra di queste uscite e ti lascio qui! (Oronzo si avvicina e beve)
Oronzo -              E adesso?
Cucù -                  Adesso direi di scalare la montagna per poter vedere meglio quello che c'è intorno, se si vede un'oasi in lontananza.
Oronzo -              Se hai voglia vai pure, io ti aspetto qui.
Cucù -                  Quanto sei lavativo! (Inizia la scalata e sale sul tavolo che rappresenta già una certa altezza, poi grida a Oronzo, in basso) Ooh!!!
Oronzo -              Ooh!!!
Cucù -                  Oh!
Oronzo -              Eh! Sono qui! Cosa si vede?
Cucù -                  Ancora poco! Solo sabbia e un imbecille sotto una montagna!
Oronzo -              Quando fai così ti schiaccerei la testa!
Cucù -                  Vado più su. (Si siede su di una sedia e grida) La luna è molto più vicina, da quassù!
Oronzo -              Stai attento a non sbatterci la testa!
Cucù -                  Vedo anche tante stelle!
Oronzo -              T'avevo detto di stare attento!
Cucù -                  Guarda che ti tiro qualcosa! Vieni su un po' anche tu, dai! (Oronzo sale solo sul tavolino e si siede, esausto) Da lì non vedi un granché... (Cucù sale in piedi sulle due sedie ed esclama:) Ooh!
Oronzo -              Adesso cosa c'è?
Cucù -                  Adesso capisco!!
Oronzo -              Cosa? Cucù! Ma che stracavolo hai visto?
Cucù -                  (Girando lo sguardo da ogni parte) Ho visto che anche lontano, lontano, tutto intorno al deserto fino alla linea dell’orizzonte… non c'è assolutamente niente!
Oronzo -              Come niente?
Cucù -                  Niente! È tutto vuoto! Capisci?
Oronzo -              Cosa?
Cucù -                  Voglio dire che non c'è nessuna oasi! C'è solo sto deserto dove noi viviamo, camminiamo, corriamo, ci arrabbiamo cercando qualcosa che non c'è, che non esiste!
Oronzo -              E me lo dici così?
Cucù -                  E come te lo devo dire, cantando?
Oronzo -              (Si alza in piedi sul tavolino) Bella fregatura!
Cucù -                  Bè, dovremo prenderla così!
Oronzo -              In quel posto!
Cucù -                  Però è bello, da quassù. Si vede tutto il mondo!
Oronzo -              Sai che goduria!
Cucù -                  È meglio di niente! Dice il saggio: "Avanti, o voi che credete di viaggiare; /Non siete voi quelli che videro il porto /Allontanarsi, né quelli che sbarcheranno."
Oronzo -              E cosa vuol dire?
Cucù -                  Che sei un testone! Scendi, va'. (Entrambi scendono lentamente. La luce torna normale)
Oronzo -              Bè, è stata una bella esperienza. Solo che non ho capito una cosa.
Cucù -                  Di' pure.
Oronzo -              Come va a finire?
Cucù -                  Oh, insomma! Allora non hai capito proprio niente! Va a finire che bisogna sempre combattere.
Oronzo -              A me, per fare a cazzotti, m'hanno messo dentro!
Cucù -                  Non devi combattere con le mani ma con la testa!
Oronzo -              Col cervello!
Cucù -                  Bravo! Col cervello! Cercando continuamente di trovare l'oasi dentro di te, sarebbe a dire il posto dove stai meglio di tutti! Qual è il posto che ti da più tranquillità?
Oronzo -              Il cesso.
Cucù -                  Ecco, la tua oasi, allora, è lì!
Oronzo -              Sai che goduria!
Cucù -                  Dai che hai capito tanto bene quello che voglio dire!
Primo -                (Da fuori) Ruggeri Oronzo!
Oronzo -              Bene. Mi tocca andar fuori.
Cucù -                  Son contento per te, Oronzo!
Oronzo -              Grazie.
Cucù -                  Prego. (I due si guardano, un po’ impacciati) Allora?
Oronzo -              "Allora" devo dirlo io.
Cucù -                  No, dovrò dirlo io.
Oronzo -              Ma lo potrò dire anche io.
Cucù -                  Allora ci rivedremo, sì?
Oronzo -              Certo!
Cucù -                  Oh, mi raccomando.
Oronzo -              Anche a te.
Cucù -                  Appena esco ti faccio una telefonata.
Oronzo -              D'accordo. Nove mesi passano in fretta.
Cucù -                  Ah, sì! È come fare un figlio.
Oronzo -              Senza travaglio.
Cucù -                  Senza travaglio.
Primo -                (Apre la porta della cella) Signor Ruggeri Oronzo, è ora di uscire.
Oronzo -              (Prendendo la valigia) Ciao Cucù! Ciao… Libero!
Cucù -                  Ciao Oronzo! Amico mio! (Oronzo si avvia) Ah! Se capita… trovami qualcosa da fare con te!
Oronzo -              E Pertica?
Cucù -                  Lo mando a Milano.
Oronzo -              (Uscendo con Primo che richiude la porta) Allora stai tranquillo che qualcosa troverò di sicuro.
Cucù -                  Bene. (Gli grida dietro) Basta che non sia un lavoro in banca, se no mi vengono le ricadute! (Tra sé) Mi ha chiamato “Libero”… forse ha ragione lui.
Cucù si avvia lentamente verso la finestra e si ferma a guardare fuori, voltando le spalle al pubblico.


Sipario